Matteo Trentin
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Matteo entra nella storia: il Ruban Jaune è suo

Matteo è entrato domenica nella storia del ciclismo conquistando la Parigi-Tours, ma anche il Ruban Jaune. Ma di cosa si tratta nello specifico? Il Ruban Jaune è un premio ideato dal giornalista Francese Henri Desgrange, il padre fra l’altro del Tour De France, che voleva celebrare il ciclista detentore della velocità media più alta in una gara superiore ai 200 chilometri. Venne assegnato per la prima volta nel 1936 al ciclista belga Gustave Danneels, che percorse 251 chilometri proprio della Parigi Tours alla media oraria di 41.455. ll nome Ruban Jaune, letteralmente “Nastro Giallo”, venne scelto per analogia con un altro riconoscimento simile, il “Nastro Azzurro”, che veniva invece assegnato alla nave che percorreva più velocemente la traversata atlantica. Anche il colore giallo non è casuale, infatti rappresenta la tonalità della carta del quotidiano sportivo fondato proprio da Henri Desgrange, L’Auto.

Tra le frasi più celebri di Henri Desgrange c’è sicuramente quella pronunciata nel 1902 a proposito dei primi deragliatori che stavano nascendo in quel periodo: “Ritengo sempre che il cambio di velocità è per persone oltre i 45 anni. Non è meglio trionfare con la forza dei propri muscoli piuttosto che grazie all’artificio meccanico del deragliatore? Ci stiamo rammollendo, per me… datemi una bici a scatto fisso.”

Sarebbe interessante scoprire se nel corso degli anni la sua visione sul supporto meccanico cambiò, ma soprattutto se decise di istituire questo premio per tenere fede alla sua idea di ciclismo e fatica o se si rese conto che le prime tecnologie che stavano nascendo in quegli anni avrebbero rivoluzionato il mondo delle due ruote e agevolato così il lavoro dei ciclisti, consentendo loro di continuare a infrangere la velocità media oraria, uno dei record che non è mai passato di moda, come testimonia la storia recente.

Nel frattempo, in quasi ottant’anni sono stati dodici gli atleti che hanno ottenuto il prezioso Ruban Jaune. Domenica è stata la volta di Matteo, grazie al successo maturato alla Parigi-Tours percorsa in sole 4 ore, 39 minuti, 12 secondi all’incredibile media di 49.64 km/h.

“Sapevo che domenica eravamo andati veramente forte, ma non pensavo di riuscire a infrangere il record della velocità media oraria,” racconta Matteo. “Non mi stupisco che questo record sia stato infranto nove volte su dodici proprio alla Parigi-Tours, che grazie al suo percorso prettamente pianeggiante e al vento quasi sempre a favore consente di raggiungere velocità molto elevate. Nello specifico anche domenica si sono confermate tutte queste condizioni favorevoli, alle quali si è aggiunta anche la fuga di una trentina di atleti dopo pochi chilometri dal via, che ha indotto quindi tutti a mantenere una velocità costante per tutto il giorno. La corsa francese è stata la mia ultima gara per questa stagione, ora mi riposerò qualche settimana e andrò in ferie con la mia famiglia prima di iniziare a pensare al 2016.”